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Senza remore,morale,pregiudizi,vergogna,senso,compiacimento....


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Senz'azioni

L'angolo del martocleto: documenti e testimonianze

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Profilo: ho scritto qualcosa su di me, ma sotto le ascelle, nell'interno coscia e sotto i piedi. Di profilo non si vede.

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giovedì, luglio 02, 2009

Pulsatilla Galauvergne stava seduta, il mento appoggiato sulle ginocchia, in riva al fiume d'erba che scorreva impetuoso.

fiume


Vedi Adelmo” gli spiegava come si fa con i bambini, “sotto la neve l'erba vorrebbe scorrere veloce tutto l'inverno lungo i pendii, e a primavera, appena libera, riprende da dove si era fermata, travolgendo i sassi e i crocus, e tutto ciò che incontra...” Guardò i colchici primaverili che annaspavano, cercando di restare a galla, alcuni già violacei.

Solo le Soldanelle si salvano,

soldanelle

guardiane del caos del risveglio, esili ma flessibili, quasi al sicuro tra l'erba ormai stabile”

Tilla, senti anche tu questo chiasso?” la interruppe Adelmo Corniolet, cingendole la vita spensierata con una delle sue manone da gigante.

Sì. Sono solo quelle pettegole delle Linarie...”

linarie

ma la voce le morì in gola, sentendosi sollevare dal gesto ampio e solenne di Adelmo che se la portò a cavalcioni sulle spalle. Lei si afferrò lesta ai capelli ricci, per non cadere, chiuse gli occhi, per non vedere, gli strinse le cosce attorno al collo e si lasciò trasportare, dondolando dolcemente, passo dopo passo, giù verso il mare.

mare

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giovedì, giugno 25, 2009

"Oh, how sweet to sweat in the suite's bad bedroom's bed..."... questi versi cantati con foga infantile e rabbiosa dalla nipotina, facevano sorridere Otto, che la guardava con malcelata adorazione. Oh, how hard they beat, her bitter bites... pensava ridacchiando tra sé, prendendola per mano e incamminandosi verso l'uscita del parco. Toh, annotta, annotò sempre tra sé e sé, e salutò con un cenno del capo Hubert, il guardiano notturno appena iniziato nella guardiola accanto al cancelletto girevole che dava sulla WeinStrasse. Salirono in carrozza, trovando posto subito dietro il vetturino. La nipotina odiava quella posizione, e infatti arricciò subito il naso, all'odore di sterco che emanava dai culoni sudati delle bestie che trainavano il vecchio tram a cavalli. Otto, al contrario, non sembrava far caso alla puzza, e si godeva il dondolio del vagoncino, succhiando il mozzicone del suo sigaro spento, gli occhi fissi sul dorso immobile del conducente.

Sul viale veleggiava la biondissima ed effervescente Frau vom Fass. Otto la ossequiò scappellandosi cerimoniosamente dal finestrino. La nipotina lo guardò da sotto in su, con aria maliziosamente complice. Conosceva il sarcasmo di cui era capace il nonno in simili circostanze. Il tragitto (o fu l'incontro?) mise sete Otto, che all'altezza di Kellner Strasse tirò la cordicella che azionava la campanella, per prenotare la bibita che avrebbe senz'altro trovato ad attenderlo alla successiva fermata di Keller Platz:

maggiociondolobirra di maggiociondolo, bella fresca, appena munta dalla pergola!

E per la nipotina? “Io VOGLIO cocacola!”.”VOGLIO? Cocca l'unica cosa che cola, nel posto dove stiamo andando” le disse gravemente “è lo sciroppo di lumaca...”

lumache
ebbene, è poca cosa, si sa, ma di questi tempi è già molto, quel che conta è il conato...
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domenica, maggio 17, 2009

Ugo e Uga si amano.

          Inge e Ingu si amano.

                     Ugo e Inge si amano.

                               Uga e Ingu si amano.

                                         Inge e Uga si amano.

                                                    Ingu e Ugo si amano.


abbraccio


Ugo, Uga, Inge e Ingu convivono.

Faticosamente.

postato da: Senza alle ore 18:49 | link | commenti (12)
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sabato, aprile 25, 2009

...e ci dica, professoressa, a cosa deve questa sua longevità e successo nella vita?” Rita Levi Montalcini, giorni fa, in occasione del suo centesimo compleanno rispose a questa domanda banale in modo tutt'altro che scontato, e in aperta sfida al comune pensare di questi tempi:

 

Caso

Nella mia vita si sono succedute una moltitudine di piccole e grandi fortune che mi hanno permesso una vita lunga e proficua, e di questo non posso far altro che ringraziare il CASO!”


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lunedì, aprile 06, 2009

L'aliante cavalcava fluttuando la corrente ascensionale nel cielo limpido e assolato. Già le ali affilate fendevano i primi nembi bianchi e puffosi, puntando ai cirri, lassù, dove l'aria era rara e fatta. Ugo e Uga in silenzio ammiravano le pianure e le montagne, là sotto, dove un fiume e due torrenti screziavano con le loro ansie la valle, fino al punto di affluenza delle acque dai pesci diversi.

Ugo era pallido, gli occhi lucidi e le guance screziate da rivoli di lacrime deviati dai peli della barba incolta e rada. Uga sfiorava leggera i comandi in silenzio con mano d'estro, la sinistra era solo un ricordo lontano. Un'ala scivolò verso il basso, mentre l'altra si protendeva ruotando all'insù. L'aria sibilava attorno ai profili, screziando il silenzio da direzioni improvvise. Nella cuffia di Ugo l'eco di una voce lontana, sovrapposta allo slang della radio da terra. Sembrava una voce di donna, forse di un bimbo, e cantilenava ossessiva la stessa domanda: “Tell me... Elizabeth... how queer can a man live his life, till he ends it stooping down to a screzio renale (*)...?”

con1

(*) Italiano nel testo

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sabato, febbraio 14, 2009

E' ormai buio, quando Adelmo Corniolet scende dall'automobile. Si ferma e scende, perché l'oscurità è tale da impedire ai fari di penetrarla. A tentoni sente, davanti all'auto, una parete nera, liscia. Sa che è alla fine del viaggio. Fa caldo. Una porticina si apre nella superficie della parete, e Adelmo fa un passo all'interno. La luce è rossa, il caldo insopportabile, ma soprattutto, adesso lui sa. Sa che sta per morire. La porticina si è richiusa alle sue spalle, escludendolo dal suo passato. Non è riuscito a salutare Redenta, chissà cosa penserà. Ma è tutto molto veloce. Non è il caldo, non è la paura di quella parete rossa incandescente che si muove verso di lui e sta per schiacciarlo al muro, è il senso di assoluta ineluttabilità della fine che lo sveglia, in apnea. L'aria gli entra nei polmoni e il sangue ossigenato gli rischiara il cervello. Ma il senso dell'inevitabile gli rimane come un retrogusto in fondo al palato, per giorni. E' questa la paura della morte? E' percepire con tutti i sensi che all'ultimo istante non ne seguirà un altro significativo per chi muore? Redenta Calben gli si stringe accanto, mentre lui sorseggia un po' di vino caldo nella notte che muore, nel giorno ancora incerto.

“Io, da piccola, avevo il terrore di morire perché non sapevo come avrei fatto senza respirare” gli dice.

Adelmo risponde: “Io, da grande, sono spaventato dall'idea che non potrò sapere, né raccontare, cosa succede nell'istante successivo alla fine”.

Redenta conclude, baciandolo “A pensarci bene, mi spaventa anche non ricordare l'istante precedente al primo. perché c'è stato, è indubbio.”

 


A un mondo e una vita di distanza, seduti al solito tavolo, Otto Abendmann e Hubert von Totenschwanz finiscono di sorseggiare il loro calice di vino rosso, in silenzio. Otto, all'improvviso, estrae dalla tasca un libricino e lo fa scivolare sul piano del tavolo liscio, verso Hubert.

Hubert guarda l'oggetto che si muove verso di lui, velocità moderata ma quasi costante. Adesso solleverà la mano destra e lo fermerà, per poterlo guardare. Mentre i centimetri di distanza diminuiscono, Hubert valuta se per caso è il caso di usare la sinistra. E sa che non fermerà il libro. Perchè è così, quando si deve prendere una decisione, la scelta va fatta in modo oculato. Ma intanto che il tempo passa, chi decide se è' inevitabile che il libro venga fermato? Non Hubert, di certo. E infatti cade oltre il bordo, e la storia prende un'altra piega.

Infatti Hubert si piega per raccogliere l'oggetto e si avvede di una scarpa slacciata. Decide i porvi rimedio. Ma la posizione è scomoda, la schiena curva pesa sulla pancia piegata, e gli rende la respirazione difficile. Le dita intanto si danno da fare per sciogliere il nodo dei lacci prima di poter rifare il fiocchetto. I gesti, sempre più frenetici, si fanno sempre più inefficaci, ma non perché Hubert sia un inetto, ma perché lo ha preso uno strano pensiero:

“...quando arriverà il momento in cui avrò finito di riannodare la scarpa? Perchè, è ovvio, questo momento arriverà, tra due, tre, cinque secondi. E cosa farò poi? Sarò soddisfatto e proseguirò nell'azione? Cosa devo fare in questi secondi rimanenti? Posso aspettare senza fare niente? No. Si deve stringere un cappio tra le dita e farlo scorrere nel nodo all'infuori: ce la faccio, sì, ce la faccio. No, non ci riesco, e il tempo passa, la mia pancia è sempre più compressa, sarò ormai tutto rosso, cazzo non riesco, le dita non rispondono, no, sì, ecco, ce l'ho fatta, ah la mia schiena piegata. Quanti secondi saranno passati? E' proprio questo che doveva accadere? Tutto riportato nel fluire normale del tempo?”

Hubert raccoglie il libro, “Une Gourmandise”, e legge ad alta voce l'ultima riga del libro, il pensiero finale del vecchio godurioso gourmandise morente “...Il punto non è mangiare, né vivere, è sapere perché. Nel nome del padre, del figlio e del bignè. Amen, Muoio”

Otto socchiude le palpebre e rivolge altrove il suo mezzo sorriso: “Le voglio dare, se permette, caro Hubert, la ricetta del “sorrisotto agli occhi porcini”. Dunque, è un po' laboriosa, ma se seguirà le istruzioni ce li caveremo. Affili dunque, molto bene, un cavaoc....”



postato da: Senza alle ore 18:56 | link | commenti (7)
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domenica, febbraio 08, 2009

“Ieri ho comperato due sacconi di maroni. Domani sera li porto qui sulla panchina e ce li facciamo arrosto.... “ Otto Abendmann guarda dritto negli occhi Hubert von Totenschwanz, sul cui viso aleggia un sorriso preoccupato. Si aggiusta il bavero del soprabito attorno al collo, per impedire al refolo di aria fredda di insinuarsi fin dentro le ossa, nella notte incombente.

“Non dica cazzate, Hubert, non è più tempo. Non vede che siamo alla fine, che la ratione è stata restituita ormai da un pezzo?

frati

Una risata ci seppellirà, livida e verde, e non sarà la nostra “



E' ormai buio, e dopo due ore Hubert e Otto non si vedono più, si sentono appena.

“E' strano Otto, prima mi sentivo un leone, avevo in mente un sacco di cose da dirle. Ma poi, al momento di dar loro una forma, una voce, mi ha preso un senso di vuoto”

“Ci sarà pure un modo di fare qualcosa, Hubert. Ma non qui, stando seduti su questa panchina. Andiamo laggiù, verso quelle luci lontane”

“Guardi che quello è il cimitero, Otto....”

lapide

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martedì, dicembre 23, 2008

Chi

uso

periper

attivi

tària

priràpri          paganella

mao

poiopoi

mai
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mercoledì, novembre 19, 2008

 

Ester Bolenghin si staccò dall'abbraccio morbido di Aurelio Bagolari, e scostando le coperte si alzò dal letto per andare in bagno.

Non ci si chiede spesso cosa facciano i personaggi delle nostre storie, quando non sono in servizio, se abbiano una loro anima, una loro vita autonoma, fatta di sentimenti e gioie e dolori, a noi inaccessibili. Ebbene, a ben guardare, ma senza voler guardonare, quando si fa mente locale, si scoprono vite parallele, amori e litigi, ozii e frenesie, lunghe giornate passate pigramente ad aspettare che qualcuno li faccia rivivere pubblicamente, e nel frattempo il loro tempo si riempie di atti quotidiani irraccontabili per la loro banalità, come succede a noi umani virtuali.

Noi che ogni tanto, pigramente, resuscitiamo i nostri attori preferiti, per esporli alla curiosità, all'interesse, magari alla gogna di altri spettatori, magari annoiati, in attesa di essere, magari, divertiti.

E così si scopre che quella mattina sorprese Ester e Aurelio a letto assieme dopo una notte d'amanti, lei trasognata e come sempre trascinante, lui, pilota di scavatrice gialla in trasferta, peraltro felicemente sposato, traviato, e vibrante di sensi di colpa che gli dragano la coscienza.

Lady Macbeth vs Amleto,


loc41

il cupo Fato incombente sul loro tradimento.


Non ci fu meraviglia, non ci fu sorpresa, ma solo triste accettazione quando Ester scorse


Casta, Cesta e Cista, le tre Locuste del Destino, fare capolino nel loro effimero giardino delle delizie.


Ester, sweet Ester, look what you've done!    Stridette Casta

Sweat Aurelio, sweat for fear between your schulders...   frinì Cesta

Don't panic! Oh boy, just don't panic! We just love you, we just love you...   mentì Cista con suono di carta vetrata



Ester e Aurelio, moderni adamiti, fissano da sotto le lenzuola, coperti fino a sotto gli occhi,

il severo profilo di Casta, Cesta e Cista mentre emettono la loro condanna.


Un lampo nel cielo

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e al loro posto rimase solo Costa,

l'Angelo Sterminatore


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mercoledì, novembre 05, 2008

E' sera, e nel tinello Adelmo Corniolet sfoglia il quotidiano locale, metre Redenta Calben, sua moglie, sferruzza sulla sedia a dondolo.

“...il 3 novembre 1957, cinquantuno anni fa i Comunisti Russi spedirono il primo essere vivente in orbita intorno alla terra, a bordo del loro razzo,  Sputnik...”

“Maleducati!” commenta Redenta

“...si trattava della cagnetta laica...”

“Ecco, lo dicevo, russi comunisti, mangiapreti, senza timor di dio!...”

“... che morì di lì a poche ore...”

“...naturale, ecco cosa succede a sfidare troppo la legge di gravità divina!...”


Fuori, la notte precoce dell'autunno maturo annebbiava le verdi brume padane

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